Venezia

Anelli, orecchini, girocolli, realizzati in oro bianco, con zaffiri blu, corindoni naturali gialli e rosa, tanzaniti, tzavoriti. Contornati da piccoli diamanti.

I castoni sono formata da una galleria con una struttura ad archetti, che ricorda l’arco gotico a sesto acuto, che caratterizza le finestre -bifore e trifore- dei palazzi veneziani.

Il risultato è di evidente effetto romantico.

Valerio Gaeti

Valerio Gaeti è nato a Guidizolo (Mantova) nel 1951.

Giovanissimo si è trasferito a Cantù (Como) dove ha frequentato l’Istituto Statale d’Arte e ha avuto tra gli insegnanti Giuliano Vangi. Nel 1974, conclude gli studi artistici all’Accademia di belle Arti di Brera con Alik Cavaliere.

Alla ricerca artistica ha affiancato una lunga attività didattica proprio nelle scuole che lo hanno visto allievo: prima all’Istituto Statale d’Arte di Cantù e poi all’Accademia di Belle Arti di Brera, nel dipartimento di Design diretto da Ugo La Pietra.

Il suo lavoro si forma negli anni Settanta con i “mobili-scultura”, frutto dell’apprendistato presso le botteghe di Cantù. In questi lavori cerca di riscattare le capacità degli intagliatori, frequentati sin da adolescente; con la scultura, conosciuta con Vangi e sviluppata con Alik Cavaliere.

Negli anni Novanta il suo lavoro si trasforma con forti riferimenti alla natura. I mobili sono scheletriti e realizzati con rami di robinia, inceneriti; gli animali vi costruiscono nidi, trappole e tane. Qui i materiali cambiano, il legno si combina con il midollino, la tela, la cenere. Tutto si appiattisce sulla parete, il volume mima l’assonometria, la prospettiva. La natura è catalogata, protetta, ricordata, fossilizzata.

In questo ultimo decennio il suo lavoro è cambiato ancora, il legno si trasforma in metallo, la natura viene fissata nelle fusioni, si stratifica con le lettere e i numeri, si salda con gli oggetti e i giochi dell’infanzia. Tutto si alleggerisce e affiora: la scultura con la natura, il disegno con la fotografia, i materiali più poveri con i metalli preziosi…Un lavoro intimo e significativo, poetico e prezioso, solitario, nel panorama dell’arte contemporanea.

Twiggy

Un simbolo della cultura e della moda degli anni Sessanta

Si usa dire che Twiggy è stata la prima modella magra. Effettivamente la sua linea affusolata rompeva lo schema del modello della donna – immagine dalle forme pronunciate fino ad allora in voga.

Il suo corpo acerbo e il suo volto da ragazza sbarazzina erano in sintonia col generale rinnovamento dei linguaggi e delle mode, che negli anni Sessanta, con epicentro Londra, si concretizzava nell’intreccio di nuove forme musicali, culturali e sociali: Mod – Beat – Pop.

Twiggy è così diventata un’icona di quella rivoluzione dei costumi, l’onda lunga della quale è giunta fino ai nostri tempi.

Il nostro omaggio a Twiggy è un anello magro, realizzato in oro bianco, giallo, rosé e piccoli diamanti, che cerca di interpretare quello spirito: un po’ trasgressivo, ma sempre elegante.

 

Turcomanni

Gioielli Turcomanni

I gioielli turcomanni costituiscono un corpo unitario e nello stesso tempo variegato. Le varie tribù turcomanne – Ersari, Teke, Youmut, Saryk – avevano elaborato stili particolari a cui corrispondevano tecniche specifiche.

La decorazione si avvale di una grande varietà di archetipi formali e simbolici, specifici di ogni tribù.

I gioielli oltre ad una funzione decorativa, hanno sempre anche una funzione taumaturgica, retaggio della tradizione sciamanica pre-islamica.

Il grande uso che viene fatto della corniola è connesso alla credenza che questa pietra preservi dalla ferite.

Sono state fatte due mostre con i nostri gioielli turcomanni:

maggio 1986 – Como Galleria Atrio

giugno 1988 – Milano Galleria de La Rinascente

 

Tradizione locale

È sempre disponibile la riproposizione dei principali tipi di orecchini tradizionali della zona delle Tre Pievi. È la zona dell’Alto Lago di Como, che comprende i paesi di Dongo, Gravedona e Germasino, dove questi antichi orecchini – di origine palermitana – sono ancora in uso.

 

Scagliola

La scagliola è un’arte, nata tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, come sostituto della decorazione ad intarsio con marmi e pietre dure –commesso

Si impose per la economicità e velocità di lavorazione, e si mantenne ad alti livelli estetici fino all’Ottocento inoltrato.

Deriva il suo nome dall’uso di un particolare impasto, ottenuto dalle scaglie di una pietra, la selenite, che per l’appunto cristallizza a scaglie.

L’impasto –meschiaottenuto miscelando sapientemente, acqua, colle animali e pigmenti, dapprima duttile e plastico, dopo varie fasi di lavorazione, diventa lucido e solido, come la pietra.

Il soggetto decorativo viene ottenuto per intarsio di una base, solitamente di color nero. Gli spazi intagliati vengono riempiti con impasti colorati.

Largo uso di quest’arte è stato fatto per decorazioni parietali e per la realizzazione di palliotti dal’altare. Centri di elezione sono stati Firenze, Carpi e la nostra Valle Intelvi. Attualmente esistono ancora alcune scuole e laboratori artigianali specializzati, che mantengono viva quest’antica arte,con la quale sono relaizzati i gioielli che qui presentiamo.

Pietre e gemme

Diamanti con certificati istituzionali. Pietre preziose classiche: rubini, zaffiri, smeraldi, topazi, accanto a pietre preziose emergenti, come la tanzanite.

Pietre dalle particolari proprietà di asterismo – rubino e zaffiro stellato – o di gatteggiamento – quarzo occhio di gatto e crisoberillo occhio di gatto –

Pietre che mettono allegria con la loro varietà cromatica, come le tormaline. Pietre dalle inclusioni tipiche amalianti, come il quarzo capelvenere.

Pietre montate e pietre sciolte. La proposta è contraddistinta da un approccio mai banale.

Pezzi unici

Pezzi unici. Oggetti che nascono per la proposta del negozio, oppure creati per singoli committenti.

Sono anelli, orecchini, bracciali, collane, gemelli. Spesso con pietre scelte per le loro caratteristiche uniche. Sempre caratterizzati da una fattura artigianale estremamente curata: a regola d

Pellini

Donatella Pellini si fa conoscere per la sperimentazione sulla resina che è ancora oggi la caratteristica dell´azienda Pellini, tecnica moderna ma di tradizione artigianale. Nel 2000 nasce la collezione di pietre semipreziose firmata Donatellapellini

Paris

Anello che riprende il gusto del Decò parigino.

Realizzato in oro giallo, bianco, rosé, con pietre taglio a cuscino: quarzo capelvenere, calcedonio, crisoprasio e giada.

Le griffes contengono diamanti, sia bianchi che brown